domenica 29 marzo 2009

Scorie radioattive a rischio ad Asse in Germania

Bufera sulle scorie tedesche

Dure polemiche in Germania per i miliardi imprevisti che dovranno essere spesi per un deposito di scorie nucleari che non sarebbe più a tenuta stagna. I costi saranno quasi certamente a carico dal governo federale. Nelle ultime settimane in Germania è di nuovo cresciuta la tensione riguardante il deposito sperimentale di scorie radioattive di Asse, situato tra Amburgo e Hannover.
Già nel corso del 2008 Asse era stato al centro di forti polemiche. Per molti anni era stata tenuta segreta la penetrazione di una soluzione salina nella caverne sotterranee che contengono 126.000 fusti di materiale radioattivo che vi furono calati tra il 1967 e il 1978. La contaminazione radioattiva della soluzione salina ha fatto ritenere che alcuni dei fusti che contengono le scorie non siano più stagni. Le analisi hanno portato alla luce una serie di irregolarità amministrative che hanno portato al ritiro della delega per la gestione del sito.

Data l'impossibilità di far defluire ulteriormente i liquidi penetrati a tali profondità, si è reso necessario trasportare parte del materiale contaminato in superficie, con costi economici e rischi ambientali imprevisti. Inoltre, cresce la preoccupazione per il pericolo di crolli e della possibile contaminazione di sistemi acquiferi sotterranei che potrebbero risalire in superficie.
Quando il sito sperimentale fu inaugurato negli anni '60 tali infiltrazioni erano state ritenute impossibili, tanto che Asse era considerato un possibile sito per il deposito finale delle scorie radioattive, che doveva garantire lo stoccaggio per migliaia di anni.
Come in tutti gli altri paesi del mondo, a parte la Finlandia, il sito per lo stoccaggio definitivo non è ancora stato stabilito. La sequela di problemi sul sito provvisorio di Asse rendono la discussione sull'individuazione del sito definitivo ancora più difficile, data la preoccupazione del governo e dell'opinione pubblica, specialmente nelle regioni interessate.

Attualissima invece è la discussione sui costi imprevisti per il tentativo di risanare il sito di Asse, o almeno di salvare il salvabile, evitando di perdere il controllo sul materiale radioattivo che vi è conservato. Le stime dei costi continuano a crescere e hanno già superato i 2 miliardi di euro. Le aziende elettriche che gestiscono le centrali nucleari hanno a lungo sostenuto che solo una frazione trascurabile del materiale radioattivo parcheggiato ad Asse fosse stato prodotto da loro. Questa versione era stata sostenuta anche dal Ministero per la Ricerca, responsabile del sito, che aveva parlato di una quota del 5% derivante dalle centrali elettriche.

Documenti che Greenpeace ha messo a disposizione della stampa mostrano invece che la quota delle scorie derivante dalle centrali atomiche supera il 70%, tenendo in considerazione anche il materiale proveniente dal centro di riprocessamento di Karlsruhe, però prodotto in origine dalle centrali elettriche. Greenpeace chiede che siano le aziende elettriche a pagare i costi del risanamento, ma queste replicano che i contratti di smaltimento le liberavano completamente dalla responsabilità sul futuro trattamento del materiale radioattivo. Pare probabile che alla fine i costi saranno presi in carico dal governo federale. Probabilmente la soluzione migliore se si vuole investire rapidamente per limitare il danno.

Lo scarica barile ha funzionato per 40 anni. Un periodo lunghissimo se si volesse cercare di fare pagare i costi a chi ha prodotto e consumato l'elettricità nucleare nel periodo 1967-1978. Un periodo ridicolamente breve se lo si compara con millenni di radioattività emessa dalle scorie.
Una cosa è certa: i costi di Asse terranno occupati i nostri figli, nipoti e così molte generazioni a venire. Anche secoli dopo che le riserve mondiali di uranio saranno completamente esaurite.

Raffaele Piria - Solarpraxis (Berlino)



Sempre in riferimento al problema delle scorie di Asse e presenti in generale in Germania pubblichiamo una nota di Alex Sorokin

In un breve articolo apparso sul settimanale Der Spiegel (4/2009) si era denunciato il rischio di crolli nel deposito per scorie nucleari di Asse in Germania. Qui si affermava che i promotori del nucleare sostengono che le miniere di sale (come ad Asse) possono essere considerate affidabili come depositi a lungo termine per le scorie radioattive in quanto rimaste inalterate per milioni di anni e mai invase dall'acqua. Al contrario sembrerebbe che ad Asse la solidità strutturale della miniera è talmente compromessa che soltanto una parte dei fusti contenenti le scorie risulta recuperabile. Un aspetto gravissimo in quanto in un deposito nucleare a lungo termine tutte le scorie devono essere sempre recuperabili, in modo da poter intervenire per ripristinare il confezionamento in caso di degrado nel tempo per corrosione e/o altro.

Va aggiunto, rispetto all’articolo, che come in altri depositi nucleari tedeschi, ad Asse ci sono anche molti altri problemi, tra cui l'entrata quotidiana di salamoia (una decina di metri cubi al giorno) da una falda finora non identificata. L'effetto è che in 40-100 anni i fusti contenenti le scorie radioattive si saranno disintegrati per corrosione. Quindi il loro contenuto di scorie radioattive contaminerà le falde di salamoia, con il risultato che prima o poi questa acqua, contenente sostanze radioattive, raggiungerà la biosfera in superficie.


27 febbraio 2009

martedì 24 marzo 2009

NUCLEARE: LA FRANCIA RISARCISCE VITTIME

Per i test effettuati tra il '60 e il '96, stanziati 10 mln euro
(ANSA) - PARIGI, 24 MAR - Il Governo francese risarcira' le vittime dei passati test nucleari ed ha gia' stanziato un fondo iniziale di 10 milioni di euro. Lo afferma il ministro della Difesa francese Herve Morin al quotidiano Le Figaro.La Francia ha a lungo rifiutato di riconoscere ufficialmente un legame tra i 210 test effettuati tra il 1960 e il 1996 in Algeria, nella Polinesia e nell'Oceano pacifico, ed i disturbi riportati da militari e civili coinvolti. Circa 150mila persone sono teoricamente ammalate.

lunedì 23 marzo 2009

Lo scandalo della Francia contaminata

Da;
http://www.progettohumus.it/public/forum/index.php?topic=578.0


Con molta discrezione nelle campagne francesi, in prossimità dei villaggi o delle città, sono state disseminate, o sepolte metodicamente nel corso di decenni, scorie radioattive.
Peggio ancora, a volte sono servite per costruire strade, parcheggi, ed alloggi, scuole o aree gioco per bambini...senza alcuna allerta sui rischi connessi!
Dal 1945 al 2001 la Francia ha sfruttato 210 miniere d'uranio sul proprio territorio. Queste hanno prodotto 300 milioni di tonnellate di rifiuti radioattivi che sono stati abbandonati senza misure di protezione o di sorveglianza particolare.
Chi sono i responsabili? Perchè coloro che hanno cercato di lanciare l'allarme non sono stati ascoltati? Perchè lo stato non ha allertato le persone? La gente è in pericolo?

domenica 12 ottobre 2008

CENTRALI NUCLEARI :Conseguenze sanitarie e danni biologici dalle radiazioni

Da www.progettohumus.it



Con la radioattività non si scherza. Ne sapevano qual­cosa i primi fisici che all'ini­zio del secolo scorso provarono sulla propria pelle che cosa voleva dire essere sot­toposti alle radiazioni degli elementi che si iniziava a studiare proprio in quegli anni.

Nella filiera nucleare si ha ovviamente a che fare con molte radiazioni, e non soltanto quando avvengono degli incidenti. «La centrale è uno degli elementi fonda­mentali del ciclo del com­bustibile nucleare, ma non è l'unico - afferma » Giuseppe Onufrio, direttore del settore Campagne di Greenpeace -.

Emissioni di radioattività si producono dalla culla alla tomba e cioè dalla miniera al ritrattamen­to del combustibile, certa­mente la fase più sporca, e anche dai depositi di scorie. Le emissioni radioattive in atmosfera da una centrale sono prevalentemente costi­tuite da isotopi radioattivi di gas nobili come lo Xeno e il Krypton e quelle in ac­qua dal trizio e possono va­riare abbastanza da impian­to a impianto e da anno ad anno. Le dosi annuali per i gruppi più esposti della po­polazione, come riportate dalle statistiche ufficiali, possono variare da frazioni minime della dose massima ammessa a quote più eleva­te ma generalmente al di sotto dei limiti. Va però ri­cordato che non esiste una soglia al di sotto della quale si è a rischio zero.» A differenza di quello che si sente comunemente dire, una centrale nucleare in condi­zioni di funzionamento normale produce quindi un in­quinamento ambientale da radiazioni, che possono es­sere assunte dai lavoratori e da chi vive nelle vicinanze. Ma queste persone quanto rischiano? «La ICRP (lnternational Commission on Radiological Protection) è la Commissione creata nel 1928 che detta le racco­mandazioni e le normative in merito - afferma Gianni Mattioli, professore di Fisica Matematica all'Università La Sapienza di Roma e storico esponen­te del movimento ambienta­lista -. Essa definisce il si­gnificato di dose massima ammissibile non come la dose al di sotto della quale non si corre nessun pericolo, ma come la dose di ra­diazioni per cui i rischi per la salute umana (tumori, leucemie, danni genetici) si ritengono compatibili coi benefici economici. Ciò si­gnifica che alla dose massi­ma ammissibile si viene esposti a un certo tasso di rischio. Si calcola che ogni 10.000 lavoratori del setto­re nucleare ci siano in me­dia 10 morti l'anno dovute alle radiazioni, quindi 300 morti in 30 anni di attività ­prosegue Mattioli -. Se pen­siamo alla Fiat degli anni d'oro, quando contava ben 80.000 lavoratori, questo avrebbe significato 80 mor­ti l'anno: si sarebbe chiesto a gran voce di chiudere quelle fabbriche. Non pos­siamo che esprimere il no­stro stupore per il fatto che oggi, in un momento stori­co in cui in Italia si riparla di nucleare, questi temi sia­no completamente scom­parsi - conclude Mattioli -. Sono scandalizzato soprat­tutto dal fatto che un medi­co di prestigio come Umberto Veronesi quando parla di nucleare non ne faccia cenno.»

lunedì 18 agosto 2008

NO NEL LORO GIARDINO (o in quel che è rimasto)

Anche l'Italia dovrebbe spedire scorie nucleari a Mayak in Russia nel posto più inquinato dal punto di vista radioattivo del pianeta. Dov'è l'etica?
NO NEL LORO GIARDINO!

La storia di Mayak:

Photo Gallery

Il problema delle scorie radioattive in Russia

Parlare di nucleare partendo da CHERNOBYL

Io lo so che il vostro tempo è prezioso, ma spendere cinque minuti della vostra vita nel leggere questo articolo penso sia importante

venerdì 1 agosto 2008

Dati Agghiaccianti. Nei bambini e negli adolescenti italiani aumentano i nuovi ammalati di cancro

Oggetto: nei bambini e negli adolescenti italiani aumentano i nuovi malati di cancro. Vogliamo capire perché?

Gentile Direttore,
vorremmo invitare Lei e tutti i suoi lettori ad un attimo di riflessione su questa frase: “la deliberata spietatezza con la quale la popolazione operaia è stata usata per aumentare la produzione di beni di consumo e dei profitti che ne derivano si è ora estesa su tutta la popolazione del pianeta, coinvolgendone la componente più fragile che sono i bambini, sia con l’esposizione diretta alla pletora di cancerogeni, mutageni e sostanze tossiche presenti nell’acqua, aria, suolo, cibo, sia con le conseguenze della sistematica e accanita distruzione del nostro habitat”.Queste parole, che concludono un articolo sui rischi attribuibili ad agenti chimici scritto dal professor Lorenzo Tomatis* nel 1987, ci sono tornate alla mente come una lucida profezia davanti agli ultimi, recentissimi dati sull’incidenza di cancro nell’infanzia in Italia pubblicati dall’Associazione Italiana dei Registri Tumori (AIRTUM: I tumori infantili Rapporto 2008).
Se già i dati pubblicati da Lancet nel 2004, che mostravano un incremento dell’1.1% dei tumori infantili negli ultimi 30 anni in Europa, apparivano preoccupanti, quelli che riguardano il nostro paese, riferiti agli anni 1998-2002 ci lasciano sgomenti. I tassi di incidenza per tutti i tumori nel loro complesso sono mediamente aumentati del 2% all’anno, passando da 146.9 nuovi casi all’anno (ogni milione di bambini) nel periodo 1988-92 a ben 176 nuovi malati nel periodo 1998-2002. Ciò significa che in media, nell’ultimo quinquennio, in ogni milione di bambini in Italia ci sono stati 30 nuovi casi in più. La crescita è statisticamente significativa per tutti i gruppi di età e per entrambi i sessi. In particolare tra i bambini sotto l’anno di età l’incremento è addirittura del 3.2% annuo.
Tali tassi di incidenza in Italia sono nettamente più elevati di quelli riscontrati in Germania (141 casi 1987-2004), Francia ( 138 casi 1990-98), Svizzera ( 141 casi 1995-2004). Il cambiamento percentuale annuo risulta più alto nel nostro paese che in Europa sia per tutti i tumori (+2% vs 1.1%), che per la maggior parte delle principali tipologie di tumore; addirittura per i linfomi l’incremento è del 4.6% annuo vs un incremento in Europa dello 0.9%, per le leucemie dell’1.6% vs un + 0.6% e così via.
Tutto questo mentre si vanno accumulando ricerche che mostrano con sempre maggiore evidenza come sia cruciale il momento dello sviluppo fetale non solo per il rischio di cancro, ma per condizionare quello che sarà lo stato di salute complessivo nella vita adulta.
Come interpretare questi dati e che insegnamento trarne?
Personalmente non ne siamo affatto stupiti e ci saremmo meravigliati del contrario: i tumori nell’infanzia e gli incidenti sul lavoro, di cui ogni giorno le cronache ci parlano, unitamente alle malattie professionali, ampiamente sottostimate in Italia, sono due facce di una stessa medaglia, ovvero le logiche, inevitabili conseguenze di uno “sviluppo” industriale per gran parte dissennato, radicatosi in un sistema di corruzione e malaffare generalizzato che affligge ormai cronicamente il nostro paese.
Potremmo, sintetizzando, affermare che lo stato di salute di una popolazione è inversamente proporzionale al livello di corruzione e quanto più questo è elevato tanto
più le conseguenze si riversano sulle sue componenti più fragili, in primis l’infanzia, come Tomatis già oltre 20 anni fa anticipava.
Le sostanze tossiche e nocive non sono meno pericolose una volta uscite dalle fabbriche o dai luoghi di produzione e la ricerca esasperata del profitto e dello sviluppo industriale – a scapito della qualità di vita -, non può che avere queste tragiche conseguenze.
- Dott. Gianluca Garetti Medico di Medicina Generale - Firenze
- Dott. Valerio Gennaro Oncologo-Epidemiologo - Genova
- Dott.ssa Patrizia Gentilini Oncologo – Ematologo - Forlì
- Dott. Giovanni Ghirga Pediatra - Civitavecchia
- Dott. Stefano Gotti Chirurgo - Forlì
- Dott. Manrico Guerra Medico di Medicina Generale - Parma
- Dott. Ferdinando Laghi Ematologo - Castrovillari
- Dott. Vincenzo Migaleddu Radiologo - Sassari
- Dott. Ruggero Ridolfi Oncologo-Endocrinologo - Forlì
- Dott. Giuseppe Timoncini Pediatra - Forlì
- Dott. Roberto Topino Medico del Lavoro -Torino
18 luglio 2008
*Lorenzo Tomatis (1929-2007), è stato un medico oncologo di fama internazionale, ha diretto l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro di Lione (IARC), ha posto le basi scientifiche e metodologiche per l’identificazione e la classificazione dei cancerogeni umani. Si è sempre strenuamente battuto per la Prevenzione Primaria e la difesa della Salute Pubblica ed è stato anche un grande scrittore, ricordiamo in particolare Il Fuoriuscito e L’ombra del dubbio, quest’ultimo uscito postumo.(ed. Sironi)